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L'Europa lancia la sua nuova normativa sugli imballaggi.

Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio entrerà in vigore il 12 agosto 2026. Il regolamento introduce modifiche graduali riguardanti la progettazione, il riutilizzo, la riciclabilità, l'etichettatura e la gestione degli imballaggi, con un impatto su produttori, distributori, aziende di e-commerce e consumatori.

L'Europa vara la nuova normativa sugli imballaggi: come cambieranno le modalità di produzione, vendita e riciclo a partire dall'agosto 2026.

L'Europa compie un passo decisivo verso un'economia più circolare con l'entrata in vigore, il 12 agosto 2026, del nuovo Regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio (PPWR). Il regolamento, adottato come Regolamento (UE) 2025/40, sostituisce il precedente quadro normativo europeo in materia di imballaggi e stabilisce norme comuni per l'intero ciclo di vita degli stessi: dalla progettazione e produzione fino al riutilizzo, alla raccolta e al riciclaggio.

La modifica non implica l'entrata in vigore immediata di tutti gli obblighi. Il regolamento stabilisce un calendario graduale, prevedendo l'introduzione dei nuovi requisiti principalmente tra il 2028 e il 2030. L'obiettivo è ridurre la quantità di rifiuti prodotti, limitare gli imballaggi superflui e incrementare l'impiego di materiali riciclati e di sistemi di riutilizzo.

Un cambiamento che interessa l'intero ciclo di vita dell'imballaggio.

Finora, una parte significativa della normativa sugli imballaggi era strutturata attraverso una direttiva europea e diverse misure nazionali di attuazione. Il nuovo regolamento mira a stabilire un quadro armonizzato per tutti gli Stati membri e a coprire praticamente tutti gli imballaggi, indipendentemente dal materiale utilizzato o dal settore di impiego.

Ciò significa che produttori, importatori, distributori, rivenditori e aziende di e-commerce dovranno rivedere progressivamente le modalità di progettazione, produzione, utilizzo e gestione dei propri imballaggi.

La Commissione europea mira quindi a ridurre la produzione di rifiuti e a facilitare il funzionamento del mercato interno, promuovendo al contempo il riutilizzo e il mercato delle materie prime secondarie.

Il primo cambiamento importante: limiti ai PFAS negli imballaggi alimentari

Una delle misure che entreranno in vigore il 12 agosto 2026 riguarda direttamente gli imballaggi destinati a venire a contatto con gli alimenti.

A partire da tale data, gli imballaggi alimentari che superano determinati limiti di PFAS — noti come sostanze chimiche persistenti o "sostanze chimiche eterne" — non potranno essere immessi sul mercato europeo.

Queste sostanze sono state utilizzate, tra le altre applicazioni, per conferire resistenza all'acqua e ai grassi a determinati imballaggi alimentari, come contenitori per l'asporto, incarti, sacchetti per popcorn da microonde o scatole per pizza.

La Commissione ritiene che limitarne la presenza consentirà di ridurre sia l'esposizione dei consumatori sia il rilascio di tali sostanze persistenti nell'ambiente.

Meno imballaggi superflui e meno spazio vuoto

Uno dei cambiamenti più significativi per il commercio – e in particolare per l'e-commerce – arriverà nel 2030.

Le normative stabiliscono che lo spazio vuoto all'interno di determinati imballaggi per vendite raggruppate, trasporto ed e-commerce non debba superare il 50%. L'obiettivo è evitare che i prodotti vengano spediti in scatole molto più grandi del necessario, una pratica che incrementa il consumo di cartone e altri materiali e genera maggiori quantità di rifiuti.

Per le aziende di e-commerce, ciò può tradursi in una revisione delle dimensioni delle scatole, dei sistemi di imballaggio e delle modalità di preparazione degli ordini.

Il regolamento introduce inoltre misure per ridurre determinati formati di imballaggio monouso e stabilisce obiettivi di riutilizzo per i settori con un elevato potenziale di riduzione dei rifiuti.

Il riutilizzo sta guadagnando terreno rispetto al modello dell'usa e getta.

Il nuovo regolamento mira a garantire che una quota maggiore di imballaggi possa essere riutilizzata più volte prima di diventare rifiuto.

Uno degli obiettivi più significativi riguarda gli imballaggi per il trasporto. A partire dal 1° gennaio 2030, gli operatori economici che utilizzano determinati formati di imballaggi per il trasporto o di imballaggi di vendita impiegati per il trasporto di prodotti dovranno garantire che, complessivamente, almeno il 40% di essi sia riutilizzabile nell'ambito di un sistema di riutilizzo.

L'obbligo si applica anche ai prodotti distribuiti tramite e-commerce e riguarda formati quali pallet, scatole, vassoi, casse di plastica, determinati contenitori, fusti e sistemi di protezione dei pallet.

Per determinate operazioni all'interno della stessa impresa, tra imprese affiliate o per specifiche tipologie di trasporto all'interno di un singolo Stato membro, il regolamento stabilisce obiettivi di riutilizzo ancora più rigorosi.

Anche la vendita di bevande sta cambiando.

Il riutilizzo non si limita al trasporto.

A partire dal 2030, i distributori finali dovranno garantire che almeno il 10% di determinate bevande alcoliche e analcoliche sia commercializzato in imballaggi riutilizzabili nell'ambito di un sistema di riutilizzo, sebbene siano previste diverse eccezioni per specifiche categorie di bevande.

Il regolamento fissa inoltre obiettivi più ambiziosi per il 2040.

L'approccio europeo consiste nel passare progressivamente da un modello di tipo "produci, usa e getta" a uno in cui gli imballaggi possano rimanere più a lungo nel ciclo economico.

Il riciclo inizia anche dalla progettazione.

La nuova normativa non si limita a specificare cosa fare dell'imballaggio una volta che diventa rifiuto; modifica anche le modalità con cui deve essere progettato.

A partire dal 2030 entreranno in vigore misure volte a garantire che gli imballaggi siano riciclabili e ad aumentare il contenuto di plastica riciclata in alcune tipologie di imballaggio.

Gli obiettivi relativi al contenuto di materiale riciclato variano in base al formato e alla tipologia di plastica. Ad esempio, il regolamento stabilisce percentuali minime differenziate per il 2030 per determinati imballaggi in PET, per altri imballaggi in plastica a contatto con i prodotti e per le bottiglie per bevande in plastica monouso.

Ciò costringerà produttori e marchi a prestare molta più attenzione non solo al materiale utilizzato, ma anche alla sua composizione, alla riciclabilità e alla disponibilità di materiali riciclati.

Nuova etichettatura per facilitare il riciclaggio

Anche i consumatori vedranno dei cambiamenti, sebbene questi arriveranno gradualmente.

Il regolamento stabilisce che, a decorrere dal 12 agosto 2028 — o dalla data applicabile in funzione dell'adozione di atti di esecuzione — gli imballaggi debbano recare un'etichettatura armonizzata relativa alla loro composizione dei materiali, al fine di agevolare una corretta raccolta differenziata.

L'obiettivo è creare un sistema più uniforme per facilitare l'individuazione del punto in cui depositare ciascun contenitore e ridurre la confusione derivante dalla presenza di sistemi informativi diversi nei vari paesi.

Anche gli imballaggi riutilizzabili saranno soggetti a specifici requisiti di identificazione. La normativa prevede l'inserimento di informazioni tramite codice QR o altro supporto digitale aperto e standardizzato, consentendo di fornire dettagli sui sistemi di riutilizzo e sui punti di raccolta, tra le altre informazioni.

Cosa significa questo per le aziende?

L'impatto sarà particolarmente significativo per le aziende che producono, importano, distribuiscono o utilizzano grandi quantità di imballaggi.

Le aziende dovranno rivedere progressivamente aspetti quali:

  • Il design e le dimensioni della sua confezione.

  • La quantità di materiale utilizzato.

  • La reale possibilità di riciclarli.

  • La percentuale di materiale riciclato incorporato.

  • L'uso di formati riutilizzabili.

  • Sistemi di raccolta e riutilizzo.

  • Informazioni ed etichettatura degli imballaggi.

  • Imballaggi utilizzati nella logistica e nell'e-commerce.

La Commissione europea riconosce che l'adeguamento comporterà dei costi per gli operatori, ma sostiene che l'armonizzazione delle norme possa ridurre, nel medio termine, la complessità derivante dalle diverse prescrizioni nazionali e favorire nuovi investimenti in soluzioni di economia circolare.

Una cronoprogramma che inizia ora ma guarda al 2030.

Uno degli aspetti chiave per comprendere le nuove normative è che il 12 agosto 2026 non è la data in cui tutti gli obblighi cambiano simultaneamente.

Il regolamento è entrato in vigore nel febbraio 2025 e la sua applicazione generale ha avuto inizio il 12 agosto 2026. Da quel momento in poi, diversi obblighi entreranno in vigore progressivamente.

12 agosto 2026: ha inizio l'applicazione generale del PPWR ed entrano in vigore, tra le altre misure, le restrizioni su alcune sostanze PFAS negli imballaggi alimentari.

12 agosto 2028: è prevista l'introduzione del nuovo sistema armonizzato di etichettatura per i materiali di imballaggio.

1° gennaio 2030: entra in vigore un numero significativo di misure strutturali, tra cui limiti allo spazio vuoto, obiettivi di riutilizzo e requisiti specifici in materia di riciclabilità e contenuto di materiale riciclato.

2040: vengono raggiunti obiettivi più ambiziosi in materia di riutilizzo e contenuto riciclato in diverse categorie.

L'Europa vuole frenare la crescita dei rifiuti da imballaggio.

La portata del cambiamento affronta un problema che l'Unione Europea considera in crescita. Secondo la Commissione, in assenza di nuove misure, i rifiuti di imballaggio nell'UE potrebbero aumentare del 19% entro il 2030, mentre quelli di imballaggio in plastica potrebbero crescere addirittura del 46%.

Il PPWR mira a invertire tale tendenza intervenendo prima che gli imballaggi diventino rifiuti: riducendo i materiali superflui, promuovendo il riutilizzo, incrementando la riciclabilità e creando una maggiore domanda di materie prime riciclate.

L'obiettivo finale è che gli imballaggi non vengano più progettati esclusivamente in funzione di aspetti commerciali e logistici, ma diventino parte di un sistema di economia circolare molto più ampio.

Una trasformazione già iniziata

Le nuove normative europee non significano che da domani tutti gli imballaggi diventeranno improvvisamente riutilizzabili o che le scatole monouso spariranno. Il cambiamento sarà graduale e si svilupperà nel corso dei prossimi anni.

Tuttavia, il messaggio per le aziende è chiaro: l'imballaggio non è più solo una questione di marketing, logistica o protezione del prodotto. Il suo design, la sua composizione, la riutilizzabilità, la riciclabilità e la gestione a fine vita rientrano ormai tutti nell'ambito della medesima normativa europea.

Con l'attuazione del PPWR, l'Europa inaugura una nuova fase della propria politica sui rifiuti: passare dalla gestione di quantità sempre crescenti di imballaggi di scarto al garantire – sin dall'origine – che se ne producano meno, che se ne riutilizzino di più e che i materiali possano rientrare nel ciclo produttivo.

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